Visto che mi stanno pubblicando su siti ufficiali, vi rimando direttamente al link del CAI di padova.
Se riuscissi anche a farmi pagare per le boiate che mi diverto a scrivere, sarebbe il massimo.
Dopo i "Ragni di Lecco", gli "Scoiattoli di Cortina", i "Caprioli di San Vito" e le "Aquile di San Martino", ecco "I Mussati Patavini", gente di pianura innamorata della montagna
Siamo un gruppo numeroso. Ci sono sempre quelli che hanno fretta sono in testa e corrono e quelli che vanno pianino. Il gruppo non viene quasi mai ricompattato e alla fine i primi arriveranno in rifugio quasi con un'ora di distacco.
Io preferisco stare dietro, andare con calma, chiacchierare con Rita, ascoltare Calibabà che racconta di aver fatto quella stessa mattina sessanta chilometri in bicicletta, prendere in giro spett. Adri che continua a scattare foto con il cellulare come se poi venisse fuori qualcosa.
In cresta il vento si fa sentire, freddo, tagliente, ma tiene lontane le nuvole. Arriviamo alla cima del Monte Asolone e inizia a calare il sole. Qualcuno accende la pila frontale.
Che strana sensazione camminare sulla neve con la luna piena. Quiete, silenzio, pace. La testa si svuota di tutti i pensieri, svaniscono le ansie quotidiane e resta solo lo stupore per quanto sia bella la natura.
Siamo alla salita finale, ovviamente la più ripida. Ormai è buio. Più di qualcuno comincia a cedere alla fatica. Finalmente si vede il rifugio Bassano illuminato. Entriamo, iniziamo a scaldarci. Una fetta di torta gigante e una cioccolata calda. Il camino acceso. Che meraviglia! E coincidenza: qui come all'Altissimo ci sono le vipere sotto grappa. Solo che questa volta nessuno beve la grappa.
Poco più di un'ora di pausa e dobbiamo uscire per scendere fino al parcheggio delle macchine e tornare a casa. Al ritorno, ancor più che all'andata, i soliti che devono correre partono a gran velocità con un paio di accompagnatori. Ognuno per sè e Dio per tutti. In fondo al gruppo invece c'è qualcuno che per la stanchezza e per il freddo è un po' in difficoltà e va molto piano. Noi siamo circa a metà e quando arriviamo alla fine del sentiero aspetteremo gli ultimi un'ora. Gli altri, quelli col pepe nel culo, appena arrivano alle macchine se ne tornano a casa. ( Questa cosa non mi è piaciuta per niente. Non ci sta nell'etica della montagna).
Spett Adri quando arriva giù con gli ultimi due della comitiva zoppicanti ha una faccia tutt'altro che entusiasta. Mi sento sollevata quando lo vedo. Stavo quasi pensando di andare a cercarlo. Ora ci siamo tutti. Possiamo andare a casa anche noi.
Bellissima esperienza. Bisognerebbe indire il 27-28 febbraio come ricorrenza per le ciaspolate in montagna dei Mussati.
Dopo quasi due mesi di incertezza, mercoledì 2 dicembre ho comprato la corda. Ederlid 70 metri, 9,8 mm. Bellissima.Un giorno, in tempi antichi, la salamandra incontrò il Santo eremita. Trascorrevano insieme molto tempo, meditando in grotta e abbeverandosi alla fonte. Nessuna parola tra loro due: la salamandra non ne sapeva, il Santo le parole le teneva dentro di sé e le rivolgeva altrove, rivolto al cielo.
Un giorno però il Santo si sentì male. La salamandra, preoccupata per il suo compagno, andò alla fonte a prendere dell'acqua per portarla a lui.
Ma quando questa ebbe fatto ritorno alla grotta dove l'aveva lasciato, con enorme stupore, non vi trovò il fedele amico. Vi trovò invece un'altra salamandra, un regalo del Santo, che prima di andarsene per sempre volle in questo modo ringraziare la sua amica per averlo accompagnato nel trascorrere delle ore.
Ancora oggi a Lumignano, tra grotte, boschi e sorgenti d'acqua, si incontrano molte salamandre.
Tra la pace dei boschi, guardano il passare delle stagioni e lo scorrere dell'acqua. Col tempo hanno imparato anche alcune parole: le rivolgono Altrove, come aveva insegnato loro San Cassiano.