martedì 15 giugno 2010

Diario del XII corso escursionismo avanzato CAI Padova















Visto che mi stanno pubblicando su siti ufficiali, vi rimando direttamente al link del CAI di padova.

Se riuscissi anche a farmi pagare per le boiate che mi diverto a scrivere, sarebbe il massimo.

martedì 25 maggio 2010

22 - 24 Maggio 2010, Alta Val Di Susa

in attesa del racconto, pubblico il video di vetta sui Denti di Chiomonte

venerdì 12 marzo 2010

6 Marzo 2010 - Fondo a Forte Cherle

Per concludere la stagione sciistica, quasi nemmeno cominciata quest'inverno, abbiamo pensato di fare un giretto sulle piste di fondo a Forte Cherle.
Tra Veneto e Trentino, vicino a casa, ci sono piste da fondo ben più vaste con collegamenti di 60 km, Enego, Gallio e poi ancora MilleGrobbe e Passo Coe, ma Forte Cherle , con solo 15 Km di piste ha un fascino tutto particolare, fa parte di quella montagna dimenticata lontana dal turismo di massa dove il tempo sembra essersi fermato a trent'anni fa.

Gli impianti si trovano presso l'albergo forte Cherle gestito dalla signora Carla e dalla sua famiglia. Il noleggio sci è dietro l'albergo, nel garage di casa e gli scarponi li tengono in uno sgabuzzino riscaldato.

Il biglietto per le piste costa 4 euro. L'ingresso è una casetta sulla strada che collega Tonezza a Folgaria ma sulla strada non passa una macchina, perchè d'inverno dopo le nevicate viene chiusa a causa delle scariche di neve e sassi della montagna e solo chi ama veramente questo posto sale per Lavorone raggiunge quasi Folgaria per venire qui.

E' sabato e ci sono sì e no quindici persone. La giornata è splendida. Cielo pulito, temperatura sotto zero, vento freddo. Pista quasi completamente al sole.

Passiamo qualche ora sugli sci e poi andiamo a farci preparare il favoloso panino con lo speck dalla signora Carla e ci sediamo fuori al sole.

giovedì 4 marzo 2010

27 - 28 Febbario - ciaspolata sul Grappa in una notte di luna piena

Ad un anno esatto dalla mitica ciaspolata con Renato sul Monte Altissimo, una nuova avventura sulla neve di quelle che lasciano un segno nella memoria.

Prima della partenza sono un po' preoccupata soprattutto per il freddo che sulla neve non è mai poco, figurarsi quando il sole sarà tramontato. Ho fatto rifornimento di scaldini ( ricaricabili ed usa e getta), messo nello zaino la giacca a vento super imbottita, indossato doppio calzino, maglietta termica, scaldamuscoli, riempito il thermos di tea bollente e ho guanti in tutte le tasche del giubbino antivento. Ma temo che le mie dita congelate mi faranno rimpiangere il mancato acquisto degli scarponi da ghiaccio.

Non ho studiato il percorso, la gita è organizzata dalla sezione del CAI di Padova, ma non mi sembra di ricordare grande dislivello e un lungo percorso dal volantino di presentazione della ciaspolata. Mi sbaglio decisamente perchè alla fine dell'escursione tra andata e ritorno compresi tutti i saliscendi l'altimetro dell'orologio di Tabarez avrà registrato 1100 m di salita. Per fortuna che ero allenata se no schiattavo sulla neve.

Punto di partenza Località Finestron, sul Grappa. Si avanza prima nel bosco fino a superarne il limite e poi si procede tutto in cresta. Il panorama è a 360 gradi e anche se c'è ancora la luce del giorno, in cielo c'è già la luna piena. Dall'alto si vedono le prime luci accese giù nei paesi a valle, dall'altro lato una serie di catene montuose innevate. Manca il mitico Antonio per dirci, cima per cima, cosa stiamo vedendo. Chissà cosa sta facendo Antonio, è tantissimo tempo che non lo vedo.

Siamo un gruppo numeroso. Ci sono sempre quelli che hanno fretta sono in testa e corrono e quelli che vanno pianino. Il gruppo non viene quasi mai ricompattato e alla fine i primi arriveranno in rifugio quasi con un'ora di distacco.

Io preferisco stare dietro, andare con calma, chiacchierare con Rita, ascoltare Calibabà che racconta di aver fatto quella stessa mattina sessanta chilometri in bicicletta, prendere in giro spett. Adri che continua a scattare foto con il cellulare come se poi venisse fuori qualcosa.

In cresta il vento si fa sentire, freddo, tagliente, ma tiene lontane le nuvole. Arriviamo alla cima del Monte Asolone e inizia a calare il sole. Qualcuno accende la pila frontale.
Che strana sensazione camminare sulla neve con la luna piena. Quiete, silenzio, pace. La testa si svuota di tutti i pensieri, svaniscono le ansie quotidiane e resta solo lo stupore per quanto sia bella la natura.

Siamo alla salita finale, ovviamente la più ripida. Ormai è buio. Più di qualcuno comincia a cedere alla fatica. Finalmente si vede il rifugio Bassano illuminato. Entriamo, iniziamo a scaldarci. Una fetta di torta gigante e una cioccolata calda. Il camino acceso. Che meraviglia! E coincidenza: qui come all'Altissimo ci sono le vipere sotto grappa. Solo che questa volta nessuno beve la grappa.

Poco più di un'ora di pausa e dobbiamo uscire per scendere fino al parcheggio delle macchine e tornare a casa. Al ritorno, ancor più che all'andata, i soliti che devono correre partono a gran velocità con un paio di accompagnatori. Ognuno per sè e Dio per tutti. In fondo al gruppo invece c'è qualcuno che per la stanchezza e per il freddo è un po' in difficoltà e va molto piano. Noi siamo circa a metà e quando arriviamo alla fine del sentiero aspetteremo gli ultimi un'ora. Gli altri, quelli col pepe nel culo, appena arrivano alle macchine se ne tornano a casa. ( Questa cosa non mi è piaciuta per niente. Non ci sta nell'etica della montagna).

Spett Adri quando arriva giù con gli ultimi due della comitiva zoppicanti ha una faccia tutt'altro che entusiasta. Mi sento sollevata quando lo vedo. Stavo quasi pensando di andare a cercarlo. Ora ci siamo tutti. Possiamo andare a casa anche noi.

Bellissima esperienza. Bisognerebbe indire il 27-28 febbraio come ricorrenza per le ciaspolate in montagna dei Mussati.

lunedì 4 gennaio 2010

Su e giù per Monte della Madonna

Preambolo:Questa volta, riguardo al titolo, sono stato abbastanza neutro. Avrei voluto ripetere un più evocativo "La salamandra e il Santo BIS" in quanto anche stavolta avrei potuto citare entrambi i personaggi (Sant'Antonio porseèto e la salamandra) ma le condizioni di quest'ultima (spiaccicata sull'asfalto) mi hanno convinto ad abbandonare l'idea.
Conclusa la doverosa precisazione, vi racconterò delle eroiche gesta di quel volenteroso gruppo di Mussati che il 4 gennaio del nuovo anno ha sfidato un freddo gelido per compiere il periplo di Monte della Madonna, sui colli Euganei.
Il ritrovo degli "Intrepidi" è stato fissato alle 9.30 (poco CAI, ma molto comodo), in via Aita (Aita, chi era costui??non lo sa nessuno, manco Wikipedia, figuriamoci Chiara...).
Partiti alla volta di Rovolon decidiamo, una volta arrivati sul posto, di ingozzarci di brioches e cappuccino al bar del patronato: ottima scelta, considerando la cortesia delle due signore, la bontà della crema e il tepore del bar!
Subito (alle 11.00, con molta calma...) iniziamo il cammino lungo il sentiero n. 17 che, attraverso un fitto bosco e su un terreno completamente ghiacciato e duro, ci porta in circa un'ora a raggiungere la cima del Monte della Madonna: impressionante e un po' triste la vista delle mega antenne che lo sovrastano...anche se il cellulare effettivamente prende 143.289,99 tacchette di segnale!
Di lì a poco raggiungiamo il Santuario dedicato a Sant'Antonio porseèto (si chiama così, secondo una tradizione popolare) e, fatta una breve visita della chiesetta e della terrazza panoramica, riprendiamo la nostra via.
Giù di nuovo in mezzo al bosco, lungo l'Alta via dei colli N.1 (o lungo il Sentiero Alpino che in quel tratto la ricalca), ci fermiamo su una panchina per un rapido pranzo: nonostante il tiepido sole facciamo in tempo a congelarci un po' tutti...
Tutti infreddoliti riprendiamo il cammino in direzione della chiesetta di Sant'Antonio: lungo la via, su un tratto roccioso esposto al sole, possiamo osservare stupiti numerose piante di fico d'India! Raggiunto l'obiettivo, ci concediamo un po' di minuti per esplorare la grotta dell'eremita, la chiesetta a lui dedicata e suoniamo la campana in segno di buon auspicio per le future avventure mussate.
Il cammino riparte e in breve raggiungiamo la fine del sentiero e la stradina che ci riporterà alla partenza.
Dentro di noi rimarrà il ricordo di una giornata che, per quanto gelida, ha saputo regalarci grandi soddisfazioni, un cielo terso e panorami stupendi con vista su larga parte dell'arco alpino.
Ah...dimenticavo: al ritorno cioccolata calda con panna: bòna anca quea!!

giovedì 24 dicembre 2009

20 dicembre 2009. ciaspolando sui colli euganei

Incredibile nevicata di dicembre in pianura padana:almeno venti centimetri di neve e un freddo gelido di quelli che raccontano i nonni.
Città di Padova e trasporti nel caos per le strade ghiacciate, la provincia decreta calamità naturale, i supermercati hanno finito le scorte di sale grosso e i commercianti si lamentano perchè in quest'anno di crisi mancava solo la neve a tener lontana la gente dallo shopping natalizio.
Gli uncici che trovano un lato positivo nella cosa sono i bambini che per una domenica saranno esonerati dalla televisione e dal nintendo e potranno fare invece pupazzi di neve in giardino e sbaloccarsi.
Scattiamo le foto dall'alto della città che sembra davvero un'altra e ci viene un'idea: perchè non andare a provare le ciaspole nuove sui colli Euganei ? Di neve ce n'è e freddo pure. Godiamoceli.

Domenica, aspettando gli amici in auto nel parcheggio di un negozio, qualche dubbio sulla bontà dell' idea mi viene, fa davvero freddo e non c'è nemmeno tanto sole, ma il mio spirito d'avventura ha sempre la meglio sulla mio buon senso e così, appena arrivano gli altri, propongo di caricarci corpo e spirito con una colazione in pasticceria. Ci fermiano a Bresseo poco dopo il centro, pastecceria stile francese dove degustiamo degli ottimi croassaints e dove decidiamo anche la nostra meta, MonteRosso il più vicino dei Colli Euganei, perchè le amministrazioni comunali non hanno fatto un gran lavoro di pulizia sulle strade ed è meglio non rischiare con il ghiaccio.
Il percorso del circuito di Monterosso è una semplice passaggiata a piedi. Il dislivello è di 150 metri e in un paio d'ore si fa. Il paesaggio è davvero insolito per essere sui Colli Euganei. La strada sterrata che percorriamo è completamente ghiacciata e bisogna stare attenti a non scivolare. Incrociamo un corridore nel senso opposto (c'è qualcuno più pazzo di noi). Ad un certo punto imbocchiamo un sentiero in salita e mettiamo le ciaspole, tranne Alberto che vuole mettere alla prova i suoi fighissimi scarponi invernali. La passeggiata è divertente, ma fa freddo, tanto freddo soprattutto ai piedi che mi si sono completamente congelati e fanno malissimo. Sono arrabbiata con il mio fisico che non tollera il freddo e che in queste situazioni soccombe.
In cima a MonteRosso facciamo una foto di gruppo ( i soliti dieci minuti per posizionare la macchinetta in modo che con l'autoscatto veniamo fuori tutti). Scendiamo dall'altre parte dove sul sentiero troviamo prima un pettirosso che non sembra per nulla a disagio con la neve e poi una televisione che qualcuno ha abbandonato. Foto, a ricordo dell'inciviltà.
Il sentiero si ricongiunge alla strada sterrata dove togliamo le ciaspole e pattiniamo sul ghiaccio fino all'auto.

Ottimo pranzo a casa della Marina per concludere in bellezza la giornata.


martedì 8 dicembre 2009

6 Dicembre - Arco, Placche di Baone

Dopo quasi due mesi di incertezza, mercoledì 2 dicembre ho comprato la corda. Ederlid 70 metri, 9,8 mm. Bellissima.
Bisognava andarla a provare e quale posto migliore di Arco, patria dell'arrampicata sportiva?
Dicembre non è il mese più adatto per arrampicare all'aperto, ma spostandosi nella valle del Sarca si può trovare ancora un clima che seppur invernale è mitigato dall'influenza del lago. Il meteo, in questo lungo finesettimana del ponte dell'immacolata non è dei migliori, ma domenica si poteva sperare in qualche sprazzo di sole.
Partenza ore 8 da Padova, siamo solo noi due, io e Tabarez. Direzione Arco, Placche di Baone.
Una volta parcheggiata l'auto, attraversiamo a piedi il paese di Chiarano, poco dopo Arco, e seguiamo le indicazioni per la falesia di Baone che ci portano in salita per una stradina sterrata che attraversa un uliveto bellissimo dove incontriamo dei contadini che stanno raccogliendo le olive.


Arriviamo sotto le placche di Baone settore Ondulina. Dietro di noi, in basso il lago di Garda, in alto, oltre il lago, l'Altissimo di Nago imbiancato dalle neve. Sulla destra altre cime, quelle più alte innevate, le altre no. Ci deve essere anche Cima Capi dove siamo stati a maggio ma non riesco ad individuarla con precisione. Inizio a capire perchè più di qualcuno venendo dalla città si è innamorato di questo posto e si è trasferito qui.

In falesia ci sono altri ragazzi che stanno provando a salire delle vie. Conoscono bene il posto e ci danno molto gentilmente qualche indicazione utile. Ci mostrano un foglio fotocopiato da una guida che spiega le vie della falesia. Il mio foglietto scritto a penna è decisamente meno chiaro. Il settore è piuttosto vasto e cerchiamo di scegliere delle vie abbastanza facili. E' pur sempre la prima falesia che affrontiamo da soli e dobbiamo portarci su la corda.
Tabarez mi fa sicura e inizio a salire, decisa (?!). Qualche passo e poi ? Dove vado ? Rispetto alle numerate di Rocca Pendice la parete è più obliqua ma non ci sono praticamente prese per le mani. E' da fare in aderenza. Mi guardo le scarpette, come a dirgli che mi fido di loro e che mi devono tenere e conquisto lentamente il primo spit dove attacco un rinvio e prendo fiato. Gli spit non sono così vicini tra loro come in palestra, ci saranno anche quattro metri tra l'uno e l'altro. Ogni chiodo che raggiungo un gran respiro e finalmente arrivo alla sosta, moschettone a ghiera che si apre facilmente, passo la corda, "Blocca!", ce l'ho fatta. Scendo. Però, mica male. Ondulina 4a conquistata da primo. Una bella soddisfazione per una vecchietta come me. Fuori ci sono 8 gradi, e io ho un caldo tremendo.
Sale Tabarez e poi la riprovo da seconda. Così è più facile, o meglio c'è meno tensione.
Tiriamo giù la corda e ne proviamo un'altra "Cade la corda 3b". Proviamo tutti e due da primo. Tabarez, quasi arrivato in sosta, dopo l'ultimo rinvio, mette il piede su una placca bianca scivolosa e fa un metro in giù. Ma poi recupera. Tutto a posto.
Il sole oggi proprio non esce, inizia a fare freddo, ultimi giri e poi scendiamo. Per oggi è stata una grande emozione.
Di ritorno, ci fermiamo ad Arco dove da Red Point compriamo anche il Gri Gri. ( costava dieci euro in meno che a Padova). Una cioccolata calda e poi si torna a casa.
Bye Bye Arco. Speriamo che sia la prima di tante nuove avventure in parete.

lunedì 16 novembre 2009

La salamandra e il Santo

Un giorno, in tempi antichi, la salamandra incontrò il Santo eremita. Trascorrevano insieme molto tempo, meditando in grotta e abbeverandosi alla fonte. Nessuna parola tra loro due: la salamandra non ne sapeva, il Santo le parole le teneva dentro di sé e le rivolgeva altrove, rivolto al cielo.

Un giorno però il Santo si sentì male. La salamandra, preoccupata per il suo compagno, andò alla fonte a prendere dell'acqua per portarla a lui.

Ma quando questa ebbe fatto ritorno alla grotta dove l'aveva lasciato, con enorme stupore, non vi trovò il fedele amico. Vi trovò invece un'altra salamandra, un regalo del Santo, che prima di andarsene per sempre volle in questo modo ringraziare la sua amica per averlo accompagnato nel trascorrere delle ore.

Ancora oggi a Lumignano, tra grotte, boschi e sorgenti d'acqua, si incontrano molte salamandre.

Tra la pace dei boschi, guardano il passare delle stagioni e lo scorrere dell'acqua. Col tempo hanno imparato anche alcune parole: le rivolgono Altrove, come aveva insegnato loro San Cassiano.

Le foto della giornata.

domenica 25 ottobre 2009

Ottobre 2009 - Corso di Arrampicata Sportiva

Un tintinnio di ferraglia, una voce che nel silenzio di una valle alpina grida qualcosa , alzare lo sguardo e vedere dei piccoli punti colorati alla parete.

Gli alpinisti, gli scalatori, i freeclimbers che vedevo dal basso sono sempre stati per me qualcosa di simile ai supereroi, avvolti da un alone di fascino e mistero.

Da escursionista, ho sempre affrontato la montagna, nel modo più orizzontale possibile, con un piede ben fermo nel sentiero, di certo non avrei mai pensato di potermi trovare su una parete, attaccata ad una corda come loro. Ma un po' perchè nella vita non si sa ma mai cosa può succedere, un po' perchè è innato nel genere umano o forse solo alla specie di cui faccio parte, cercare di emulare i propri idoli e superare sempre i propri limiti, è successo che sabato 30 ottobre ho fatto lo spigolo del nasetto a Rocca Pendice. Sarà anche un via mono tiro e non l'avrò fatta da primo, ma a guardarla da sotto fatta da qualcun altro, sembra una salita più adatta all'uomo ragno che ad un comune mortale.

Arrampicare è estetica pura: un gioco di equilibrio e concentrazione mentale. Serve una buona dose di grinta e una perfetta consapevolezza del proprio corpo. In parete artificiale prevale la parte di gioco, su roccia si deve usare molto la testa, per leggere la parete e trovare la sequenza di piccoli passi che permettono di salire. Mentre sali, lo senti chiaramente se stai danzando con ritmo oppure se stai procedendo a caso. Non puoi mentire a te stesso.


Cose piacevoli dell'arrampicata: trovare con la mano una presa rassicurante che è dietro e non si vede, individuare un piccolo appoggio per i piedi, sentire le gambe che ti spingono sicure verso l'alto, appiattirsi contro la parete per stare in equilibrio e riposarsi un po', arrivare alla sosta e sentirsi wonder woman.

Cose meno piacevoli: sentire il peso della corda che stati cercando di infilare nel rinvio, farsi venire il dubbio sul nodo a otto quando stai per scendere, le scarpette che stringono.

Cose brutte : capire che sei quasi arrivato a rinviare e stai per cadere, sentirsi tirare in alto con forza quando fai sicura.

Un ringraziamento particolare ad Andrea, l'istruttore di arrampicata sportiva per aver detto che non sono troppo vecchia per cominciare, a Marco, la guida alpina, per avermi incoraggiato a continuare e infine a Glauco per aver seguito la sottoscritta in questa ennesima iniziativa.

domenica 4 ottobre 2009

20 SETTEMBRE 2009 - FERRATA VIALI A CIMA GRAMOLON

Alla partenza ci ritroviamo in sei: Michele, Chiara, Vale, Marco, Cate ed io.
Si aggiungono Barbara e Ciro, di altra scuola cai, amici di Michele e Chiara.

Michele è partito con l'idea di provare la ferrata Viali per valutare se proporla come gita sociale il prossimo anno.
Chiara e Barbara sono partite con l'intenzione di fare una tranquilla passeggiata.
Io, da persona molto indecisa, mi sono portata appresso l'attrezzatura e ho valutato sul posto.

Al rifugio Bertagnoli abbiamo formato i due gruppi:
Chiara e Barbara hanno deciso di portare avanti la loro scelta e raggiungere Cima Gramolon per il comodo sentiero ad anello, tutti gli altri, me compresa, hanno optato per provare la ferrata.

Tanta è la voglia di fare la ferrata che arriviamo in cima senza averne visto l'attacco.
Dopo rapido consulto di mappe e persone di passaggio decidiamo di tornare indietro.

L'attacco della ferrata è in un canalone, a pochi minuti di cammino dal rifugio Bertagnoli (sentiero 221).
Indossiamo imbrago e attrezzatura e dopo rapido controllo a vicenda partiamo.
Ciro attacca per primo seguito a ruota da Michele .... e ... mi ritrovo a chiudere per la prima volta.
Il primo brivido ha le sembianze di una scala lunga, contorta, che sembra spalmata sulla roccia, e dal bellissimo color ruggine.
Qualcuno di quelli che precedono ha il sospetto che sbricioli sotto il suo peso altri la sentono muoversi .... i presupposti sono ottimi direi!
La affrontiamo uno alla volta non sostandovi troppo.
Tocca a me; ho le gambe che tremano come foglie; il tempo che impiego per percorrerla sembra interminabile ma, alla fine, arrivo in cima.

Tra passaggi un po' “tecnici” ed altri un po' “noiosi” la ferrata prosegue sempre all'interno di un canalone.
C'è più di un punto in cui non si può far altro che far forza sulle braccia.
Vola qualcosa ... è la digitale di Vale....
Pazienza! Ci accontenteremo delle foto di Michele.
Cerco di arrampicare e mi attacco ad un bel spuntone di roccia ma, ahimè, mi rimane in mano!
Per un attimo penso di tornare indietro ma, alla fine, decido di proseguire.
Non ci facciamo mancare proprio nulla: Michele attrezza un punto "lungo" con una bellissima lounge "al kevlar" che qualcuno impiegherà un po' a recuperare.
E arriviamo al gran finale!
Una lunga e comoda scaletta ci attende.
La affrontiamo uno alla volta mentre gli altri si proteggono da una grigia “grandinata”.

Sono in cima, son tutti spariti, mi ritrovo circondata da pini mughi e vari accenni di sentieri; mi volto, vedo dall'alto il rifugio Bertagnoli ma anche tante nuvole che stanno arrivando, indovino il sentiero giusto e raggiungo i mussati.

Ce l'ho fatta, a parte qualche tentennamento, devo dire che questa volta la ferrata me la sono proprio goduta, non c'era nessuno che premeva dietro e nessuno davanti che mi incitasse ad accelerare il passo.

Infine ci ritroviamo con Chiara e Barbara intirizzite dal freddo nell'attesa del nostro arrivo.
Pranziamo tutti allegramente su una forcella.
Rispolverando poncho ed antipioggia scendiamo, per la comoda mulattiera, non permettendo a Chiara di concludere l'anello e scovare il suo brillante.
Allegre api si uniranno poi a noi per il brindisi finale.


Com'era la ferrata?
Facile si forse ma da non sottovalutare
Per principianti no
Sicuramente fattibile con le dovute cautele e precauzioni.