giovedì 23 luglio 2009
21 giugno 2009 - Col Rosà con il corso Escursionismo
sabato 30 maggio 2009
24 Maggio 2009 Valle Santa Felicita
Avevo sentito parlare di Santa Felicita come un dazio da pagare al CAI prima di potersi avvicinare al mondo delle ferrate ed ero preparata psicologicamente a trovare qualcosa di difficile da affrontare, ma non mi aspettavo una tale tristezza di paesaggio e la totale mancanza di soddisfazione nel salire e attraversare una parete tanto impervia quanto insulsa. Possibilità di arrampicare su roccia pari a zero. Per tutto il tempo della ferrata si è costretti ad appoggiare mani e piedi sul ferro degli scalini, dei chiodi e di pioli. Gli unici punti dove si riescono a mettere le mani su roccia sono infestati dai ragni. Il percorso si svolge luno una parete verticale leggermente strapiombante e dopo i primi cinque scalini di ferro si è praticamente su un IV grado. Chi si trova per la prima volta ad avere a che fare con una via ferrata, non fa in tempo a capire come vanno fissati i moschettoni al cavo che deve preoccuparsi ad assicurarsi con una longe perchè le braccia sono già stanche. La ferrata non porta da nessuna parte ma corre su una parete prima in salita poi in orizzontale e poi in discesa. Non c'è nulla vedere, non c'è una cima su cui salire. Niente di niente. Solo fatica e insetti da schivare. Per non parlare del concentrato di umidità che si trova nella valle e che rende ogni appiglio sul ferro scivoloso.
Però tutti i CAI del Veneto continuano a portare gli allievi a Santa Felicita e probabilmente perdono metà degli iscritti ogni volta. Possibile che non ci sia una parete migliore in tutto il Veneto dove creare una palestra per chi si vuole avvicinare al mondo delle ferrate ?
Comunque è fatta e visto che ci piace andare in montagna, nonostante Santa Felicita, pensiamo ai prossimi appuntamenti del XI corso escursionismo avanzato, sperando che siano più entusiasmanti di questa domenica.
mercoledì 6 maggio 2009
13 Aprile 2009 - Pasquetta a Sant'Erasmo
Sant' Erasmo, un 'isola distante trenta minuti da Venezia che nelle giornate di sole di festa si riempie di turisti, mentre nei giorni lavorativi è abitata solo da poche persone, un luogo dove il tempo sembra essersi fermato. Case grandi con bellissimi giardini curati nel minimo dettaglio e grandi orti, soprattutto di carciofi, carciofi rossi che sono la specialità dell'isola : le famose castraure.
Anche nei giorni di festa, però, se ci si sposta dalla torre Massimiliana e dal bar ristorante vicino all'approdo di Capannone, non si trovano più turisti e si può camminare indisturbati lungo un sentiero che tra i canneti percorre l'isola. Lo sguardo può spaziare sulla laguna e più lontano sui lavori in corso del Mose che cerca di sottrarre la città di Venezia al suo ineluttabile destino di affondare sotto le maree.
La nostra gita fuori porta a Pasquetta è iniziata alla stazione di Padova. Da perfetti italiani medi siamo saliti su un treno regionale strapieno e strapuzzolente con direzione Venezia.
Dalla stazione di Venezia abbiamo raggiunto Fondamenta Nuove per prendere il traghetto e nonostante ci fossimo messi diligentemente in fila ad attenderlo, siamo riusciti a perderlo perchè , si sa, in Italia i concetti di educazione, ordine e rispetto per gli altri sono qualcosa fuori moda, perciò dei simpaticissimi connazionali che hanno scavalcato le transenne dalla parte dell'uscita sgomitando, sono saliti sul traghetto prima di noi anche se erano arrivati ben dopo e dovendo scegliere tra una rissa e l'attesa abbiamo preferito l'attesa.
Arrivati finalmente a Sant'Erasmo in mezzo ad una serie di famiglie con bambini urlanti ormai a mezzogiorno, ci siamo diretti verso la torre Massimiliana e l'unico posto di ristoro aperto dell'isola.
Incredibilmente, la folla si è ridotta ed è diventata più silenziosa e finalmente abbiamo potuto godere della bellissima giornata carica di sole e vento di mare che porta il sale sulla pelle.
Giusto per cominciare l'escursione, visto che non c'erano per una volta delle salite da affrontare, abbiamo deciso di fare subito il pranzo al sacco e Vania è stata premiata come migliore capogita dell'anno.
Dopo il lauto pranzo, ci siamo incamminati per il sentiero che segue il perimetro dell'isola tra le chiacchiere fino a raggiungere la chiesa di fronte alla quale c'è la fermata del traghetto per Venezia.
lunedì 23 marzo 2009
15 Marzo - Ciaspolata in Val Venegia
Il pullman ci porta a passo Valles e da lì risaliamo con le ciaspole ai piedi, la Val Venegia fino al passo Rolle.
Il primo tratto di sentiero è nel bosco, poi si esce in una piana assolata con vista in primo piano sul Mulaz , 2906 metri di maestosa roccia dolomia.
In barba al meteo (e in barba a Zagallo) che dava brutto tempo, la giornata è splendida e ci possiamo godere uno spettacolo incredibile. Se dovessi far conoscere a qualcuno la montagna, lo porterei esattamente qui in Val Venegia, perché sembra di essere dentro una cartolina perfetta. Di neve ce ne sono ancora più di due metri e quando siamo arrivati alla Malga Venegia ne abbiamo avuto la prova tangibile, vedendo gli uomini che spalavano la neve dal tetto.
Dalla Malga Venegia si risale la valle verso la Malga Venegiota sempre in falso piano. Si procede tranquillamente su una traccia di neve ben battuta. Superata questa Malga il sentiero inizia a salire fino alla Baita Segantini dove si fa la sosta pranzo e dove tutti possono ammirare con invidia il panino astronave di Massimo e i biscotti giganti che Roberta inzuppa nella tazza di the ricavata dal coperchio del thermos.
Dopo la sosta, saliamo la Cima Costazza dal versante Nord. Dalla Cima la vista spazia a 360° ( vedi video allegato) e la soddisfazione è notevole, anche nella discesa sulla neve fresca.
Ultimo sforzo fino a passo Rolle dove si conclude la nostra gita.
martedì 10 marzo 2009
28 Febbraio - 1 Marzo - Altissimo di Nago
La visione delle cornici di neve modellate dal vento, delle mensole sulle pareti innevate da dove qualche giorno prima si è staccata una valanga, del profilo maestoso e luccicante del Baldo resteranno a lungo impressi nella mia mente. Mentre sono in contemplazione del panorama, la maggior parte della comitiva si fionda dentro il rifugio in cerca di un posto caldo. Così, quando entro, i letti al piano terra e al primo piano dove ci sono le stufe accese, sono già tutti occupati e a me resta il secondo piano alias sottotetto dove fa decisamente freddo tanto che, respirando, dalla bocca esce fumo come se fossimo all'aria aperta. Per fortuna ci sono tre coperte a testa e poi nella stanzetta da quattro posti ci sono sei letti quindi si potrà contare sull'effetto stalla per scaldarsi. C' è una bagno anche al secondo piano, ma il cartello appeso sulla porta d'ingresso "solo pipì" mi ricorda una cosa che sapevo già : non c'è acqua corrente. Cerco di tirar fuori il mio spirito d’adattamento, ma mi viene la nausea lo stesso. Respingo il pensiero a quando ci sarà la necessità e più congelata di quando sono entrata, scendo al piano terra per appropriarmi di un posto in pole position vicino alla stufa. C’ è sempre un qualcosa di magico nella sala pranzo dei rifugi, quando sorseggiando una tazza di the o di vin brulè tenuta a piene mani per scaldarsi, si rivivono i momenti della giornata. Chi racconta della salita che non finiva più, chi della neve troppo soffice su cui non si faceva presa, chi mostra le foto sullo schermo della digitale, chi si ricorda di quando era stato qui d’estate, di quella volta che ... Tra una chiacchiera e l’altra arriva l’ora della cena. Il rifugio è accessibile solo a piedi o con gli sci, quindi tutto quello che mangiamo è stato portato a spalle dai gestori. Nonostante questo, non manca niente: orzetto, canederli, polenta, formaggio, salsiccia, funghi, crauti, fagioli, carne salada , torta sbrisolona e non sono le possibilità di scelta del menu, è tutto quello che abbiamo mangiato. Tutto buonissimo. Quella degli alpinisti è una fame sincera.
In più, per conciliare il sonno e scaldare gli animi e i corpi, ad un certo punto, sopra i tavoli sono comparsi dei vasi da conserva pieni di grappa a tutti i gusti nel numero di 39. Da un classico pino mugo, genziana, mirtillo alle erbe dai nomi più strani fino all’aglio e al peperoncino. Non credo che qualcuno sia riuscito ad assaggiarle tutte anche se molti ci sono andati vicino, ma la grappa era buona perché il giorno successivo non c’era nessuno con il mal di testa. La serata è stata davvero divertente e abbiamo dovuto smentire la regola per cui in rifugio alle dieci si spegne la luce e si va a dormire presto.
Poi quando abbiamo appoggiato la testa sul cuscino, qualcuno ha preso sonno subito, molti altri sono rimasti ad ascoltare la dolce sinfonia di chi ronfava placidamente, anche se chi ha dormito, giura di non aver mai russato in vita sua.
Al mattino successivo, il Monte Altissimo era avvolto dalle nuvole e noi eravamo nel mezzo. Aria umida e gelida, visibilità poco più di cinque metri, ma il nostro magico capo gita e i nostri accompagnatori sono riusciti a riportarci a valle ignari del fatto che avremo raccontato quello che era successo.
martedì 3 marzo 2009
28 Febbraio/1 marzo 2009 - Ciaspolata al Rifugio Altissimo
Ho visto un posto finora a me sconosciuto e mi ha lasciato meravigliato e stupito. Lì al Rifugio Graziani, i cartelli quasi completamente sommersi dalla neve mi dicono che d'estate passa una strada, che si può venire in macchina ai piedi dell'Altissimo. Si vede anche il cartello del parcheggio ma il parcheggio non c'è: mi fido delle indicazioni. Intorno è tutto bianco: davanti a noi una lunghissima salita da attaccare con le ciaspole per raggiungere la vetta.
Inizio il cammino... calcio deciso sulla neve con la punta, per piantare il rampone. Ho il fiatone, mi fermo, riparto, faccio fatica. Il sole picchia forte sulla distesa innevata e il manto bianco inizia a squagliarsi e fa scivolare. Più si sale e più è difficile fare presa sul terreno.
Ancora un po'...ancora qualche metro...Vedo Renato che da lassù scruta col binocolo la colonna di persone che sale faticando lungo il ripido pendio: si preoccupa che tutti arrivino alla meta, molla lo zaino, si lancia giù e affianca gli ultimi, li incita a salire e tutti arrivano alla cima.
Siamo tutti arrivati: il rifugio Altissimo ci aspetta lì, ne vediamo solo il tetto, il resto è sommerso da 4-5 metri di neve. Finalmente si può riposare al caldo e scherzare in compagnia. Ci raccontiamo della fatica, dei paesaggi visti, del Garda che non si vede perchè giù c'è nebbia, dell'impresa che abbiamo portato a termine, siamo tutti affaticati ma soddisfatti.
Passano le ore, guardiamo il sole che colora il cielo di rosa e di mille tinte violacee, poi sparisce e ci lascia avvolti da un paesaggio silenzioso, irreale, incantato.
Ancora niente con quello che verrà dopo...
Usciamo fuori. E' calata la notte, il vento sferza la cima del monte e il freddo è quasi insostenibile. Resistiamo dieci minuti, con la testa piegata verso l'alto: centinaia, migliaia, milioni di stelle punteggiano il cielo terso e noi fatichiamo a riconoscere le costellazioni, completamente diverse da quelle che di solito siamo abituati a vedere, fatte di 7-8 stelle soltanto e qui sono migliaia!
Una stella cadente taglia la volta in verticale...ci penso un secondo solo ma non esprimo alcun desiderio: il desiderio era quello di vivere una giornata indimenticabile e questo si è già avverato...
Rientriamo al caldo del rifugio a riposare. Non sappiamo ancora cosa ci riserverà la natura domani: sarà uno spettacolo diverso, un nebbione e un freddo da paura, ma sarà pur sempre un spettacolo di quelli che ti rimangono nel cuore.
Gustatevi un bel po' di foto qui e qui!
venerdì 20 febbraio 2009
Corso Sci di Fondo 2009. Riflessioni di fine corso
Durante il corso di sci, le giornate non sono state così fortunate. Ha nevicato per ben tre domeniche su cinque e sciare sotto la neve può essere divertente se nevica poco, se non c'è vento e comunque per i primi dieci minuti, poi inizia il freddo, il fastidio e la fatica perché non si scivola sulla neve fresca. Devo dire però, che anche con il tempo sfavorevole, l'altopiano innevato ha il suo fascino, si è avvolti in un silenzio ovattato e sembra che la natura intorno stia dormendo. Anche i colori sono insoliti, sfumati, non si distingue dove finisce la neve e dove inizia il cielo. D'altronde la natura, in ogni suo aspetto è fonte di emozione.
Il bilancio di fine corso è senz'altro positivo, per lo splendido posto dove si è tenuto, per i compagni di corso, per i progressi fatti sugli sci e non da ultimo per aver avuto un maestro che ci ha seguito con pazienza.
Adesso non resta che esercitarsi per mettere in pratica la tecnica sui chilometri e chilometri di piste che ci sono a disposizione quest'anno.
Naturalmente ecco le foto ricordo divise per argomento:
i panorami con il sole, quelli con il brutto tempo, i compagni di corso, e quelli sorpresi a dormire in pullman.
giovedì 29 gennaio 2009
Corso Sci di Fondo 2009
Dalla fine dell’estate, il dilemma è stato Discesa o Fondo ? A gennaio ci siamo divisi tra i corsi CAI. (tranne CalìBabà che non sapendo scegliere si è diviso tra entrambi i corsi o meglio si è sdoppiato come in un’allucinazione).
Noi raccontiamo la nostra versione dello sci di fondo, quello che abbiamo visto e praticato. Sono convinta infatti che esistano molti modi diversi per affrontarlo: ad ognuno il suo.
Tecnica classica fai da te: metti gli sci da alternato sui binari e vai. Si fanno anche quindici chilometri in tutta tranquillità. Scivoli lentamente e ti godi la natura. Le piste non sono mai affollate perché quelli che vanno forte, ti superano e spariscono dietro la prima curva, mentre gli imbranati come te vanno al tuo stesso ritmo. Se partono prima non li raggiungi mai e se partono dopo non li vedi nemmeno. La cosa bella è che te la puoi raccontare finchè viaggi in mezzo all’altopiano, quindi soprattutto se sei in compagnia di un’amica, alla fine della giornata hai consumato il fiato lo stesso, anche se di chilometri non ne hai fatti molti. Davvero rilassante. E poi vuoi mettere l’abbronzatura che farà invidia a tutto l’ufficio ?
Skating. Attività fisica intensa. E’ faticoso. Ci vogliono fiato, gamba , coordinazione e tecnica. Anche i più atletici senza tecnica non fanno strada e senza fiato e gamba non si va in salita.
Iniziare da soli senza maestro rischia di diventare una tragedia stile fantozziano (leggende non troppo metropolitane raccontano di gente che si è spaccata appena messi gli sci ai piedi). Gli sci da skating, infatti, sono completamente lisci sotto e vanno da tutte le parti. Il movimento da fare è quello del pattinaggio ma se non spigoli lo sci ( spigolare = inclinare lo sci verso il bordo interno all’appoggio sulla neve) non vai avanti, ma soprattutto rischi di andare all’indietro o con una gamba da una parte e una dall’altra.
Ci vuole un po’ di tempo per imparare. Passo corto, passo lungo, passo doppio. Tecnica per la salita e per la discesa. E ci vogliono anche due polmoni ben ossigenati se si vuole fare strada. Il divertimento inizia dopo un po’ che ci provi. All’inizio è solo fatica ed è facile scoraggiarsi anche perché le prime volte si arranca per la salita contro la forza di gravità ( F = mg^2) e contro qualsiasi legge fisica ( ma come si fa a scivolare in salita? ) con il cuore a mille . Ma poi è soddisfazione ed è anche divertimento. Così che per celebrare il successo sportivo ti puoi compare anche la giacca WindStopper magari in saldo al 50% modello dell’anno prima.
Quest’anno, corso di skating base ma non troppo oppure avanzato ma non del tutto in Valmaron sopra Enego. Chilometri di piste che non finirò mai di fare.
Sull’altopiano erano decenni che non si vedeva così tanta neve. Bianco dappertutto, ovunque ti giri. I cartelli delle piste sono sprofondati nella neve, così come le malghe d’alpeggio.
Sciare è un vero spettacolo. E quando non ce la fai più ti fermi e guardarsi intorno è un’ emozione. Anche con la digitale sfigatissima comprata all’Auchan si riescono a fare belle foto.
Siamo alla terza lezione di corso: dieci allievi, un maestro della scuola nazionale, figo quanto basta, e veramente bravo. Riesce a seguire tutti, spiega anche tre volte se non capiamo. Ti incoraggia, ti corregge quando serve e riesce anche a farti i complimenti quando vede che hai fatto progressi. L’hanno scorso a Gallio non era andata altrettanto bene.
L’organizzazione CAI del corso di quest’anno è stata vantaggiosa quanto a prezzo delle lezioni, del trasporto e del noleggio. Un po’ meno nella logistica. Troppo permissivismo con i ritardatari la mattina e non capisco perché ci fanno fermare in Valsugana al Pescatore per fare colazione quando alla nostra destinazione c’è un bellissimo rifugio. Mi devo svegliare alle 6 la domenica mattina per mettere gli sci dopo le 10 e 30. E’ come andare in gita con i pensionati. Manca solo che passino nel pullman a vendere le pentole. C’è comunque la predica del prete, dieci minuti tutte le mattine, e con la benedizione si scia meglio. Roberto la ascolta con più attenzione di tutti gli altri perché in due ore riesce a farsi sempre venti chilometri, anche se lui nega che sia questo il vero motivo.
Obbiettivo non dichiarato di fine corso: sfidare Valentino sul tracciato agonistico. Ma al momento non ho ancora imparato il passo doppio e quindi perderei, con grande conseguenze negative per il mio ego. Mi accontento quindi di scivolare dolcemente sugli sci, ancora per qualche settimana, fino all’arrivo della Primavera.
lunedì 19 gennaio 2009
28 Dicembre 2008- Ciaspolata al Rifugio Città di Fiume (Bis)
Dopo breve tempo, mi accorgo che il mio desiderio è stato ampiamente esaudito: almeno 2 mt di neve a bordo strada e 10° sottozero; la prossima volta eviterò di fare certi pensieri (!!#@&!#)!!
La prima impresa ci attende a Forno di Zoldo: una pasticceria con delle luccicanti vetrine attira inaspettatamente la nostra attenzione. Lottando duramente contro il freddo, abbandoniamo le auto ed entriamo a ingolfarci di krapfen e cappuccino...
Si riparte in auto: Forno di Zoldo, Zoldo Alto, Pecol, Palafavera...scolliniamo su strade sempre più scivolose e finalmente giungiamo al punto di partenza.
Lasciate le auto sul piazzale ghiacciato, con la paura di ritrovarle il pomeriggio tutte scivolate e ammucchiate a valle, si parte zaino in spalla in direzione del Rifugio Città di Fiume a quota 1.917 mt s.l.m.
Il primo tratto si svolge su una mulattiera ghiacciata ma con neve abbastanza battuta: i nostri scarponi da trekking sono un ottimo aiuto per salire agevolmente e superare altri escursionisti (evidentemente della domenica, non Mussati) che arrancano già con le ciaspe lasciando impronte come Annibale e gli elefanti.
Il paesaggio intorno è splendido: il sole illumina distese di neve morbida e soffice; tutto intorno una corona di montagne e cime innevate ci spronano a vincere il freddo e a continuare la salita. La camminata si svolge tranquilla e rilassata, accompagnata sempre da un leggero cadere di neve.
Dopo poco più di un'ora di facile cammino, dopo una leggera svolta a sinistra, finalmente ci appare il tetto del Rifugio. Circondato da muri di neve, con lunghe stalattiti di ghiaccio che cadono dai cornicioni, svariati bob rosso Ferrari parcheggiati all'esterno...per un po' mi sfiora l'idea di “prenderne” uno e ripercorrere in discesa la forestale!!
E invece no! Stoici e coerenti con il nostro obiettivo, inforchiamo i “piedoni” e ci inoltriamo fuori pista!
La ciaspolata inizialmente è un po' difficoltosa: bisogna prendere confidenza con il nuovo modo di camminare e risolvere i piccoli problemi tecnici di qualcuno. Poi lo spirito del Mussato emerge ed iniziamo a “sprofondare” in diligente fila indiana attraverso boschi innevati e immense distese bianche, assaporando il “gusto” di quel silenzio e di quei panorami belli da togliere il fiato.
E dopo qualche ora, in effetti, il fiato comincia a venir meno, più che altro perchè iniziamo a soffrire di un leggero principio di congelamento. A quel punto ci rimangono soltanto due opzioni: scavare una tana e andare in letargo fino al disgelo o tornare indietro prima del calare del sole.
Ora sono qui a scrivere questo breve resoconto, lascio a voi intuire qual'è stata la nostra decisione...
La giornata si conclude nuovamente a Forno di Zoldo: chi sceglie cioccolata con panna, chi un toast con la birra, chi un bombardino. Si sa: ai Mussati piace essere conviviali!!
Alla prossima avventura!
